Guida completa all'abbigliamento Multinorma con operatore equipaggiato con DPI di III Categoria e principali normative EN ISO 11612, EN ISO 11611, IEC 61482-2, EN 1149-5, EN 13034 ed EN ISO 20471.

Abbigliamento Multinorma: la guida completa agli indumenti di III Categoria, alle normative e alla scelta del DPI giusto

CAPITOLO 1

Abbigliamento Multinorma: cos'è davvero e perché è così importante?

Operatore che indossa abbigliamento Multinorma certificato di III Categoria in ambiente industriale

Quando si parla di abbigliamento Multinorma, molti pensano che si tratti semplicemente di un indumento ignifugo o di una tuta da lavoro particolarmente resistente. In realtà non è così.

Il termine "Multinorma" non identifica una specifica norma europea, ma un Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) di III Categoria progettato per proteggere il lavoratore da più rischi contemporaneamente.

Questo significa che un unico capo può essere certificato secondo diverse norme tecniche, offrendo una protezione completa in ambienti di lavoro particolarmente pericolosi, come raffinerie, impianti petrolchimici, industrie chimiche, centrali elettriche, aziende del settore energetico, impianti di distribuzione del gas, acciaierie e molte altre realtà industriali.

A differenza del normale abbigliamento da lavoro, l'abbigliamento Multinorma non è progettato per migliorare soltanto il comfort o la durata del capo, ma ha un obiettivo molto più importante: ridurre il rischio di lesioni gravi o mortali in caso di esposizione a specifici pericoli.

Per questo motivo rientra nella categoria dei DPI di III Categoria, disciplinati dal Regolamento (UE) 2016/425, riservata ai dispositivi destinati a proteggere dai rischi più elevati.


Perché si chiama "Multinorma"?

È una delle domande che riceviamo più spesso.

Molti pensano che esista una "Norma Multinorma", ma in realtà questa norma non esiste.

Il termine Multinorma è utilizzato dai produttori per indicare un indumento che rispetta più norme europee contemporaneamente.

Ad esempio, una giacca può essere certificata secondo:

  • EN ISO 11612 (protezione contro calore e fiamma)
  • EN ISO 11611 (protezione durante saldatura e procedimenti affini)
  • EN 1149-5 (proprietà elettrostatiche)
  • IEC 61482-2 (protezione dall'arco elettrico)
  • EN ISO 20471 (alta visibilità)

In alcuni casi può essere certificata anche secondo:

  • EN 13034 (protezione limitata contro agenti chimici liquidi)

Proprio perché combina diverse certificazioni nello stesso indumento viene comunemente definita Multinorma.

In altre parole: Multinorma non è una norma, ma un modo per indicare un capo conforme a più norme tecniche.


Perché un solo indumento può avere così tante certificazioni?

Immaginiamo un tecnico che lavora in una raffineria.

Durante la stessa giornata potrebbe essere esposto a:

  • fiamme improvvise (flash fire);
  • calore radiante;
  • archi elettrici;
  • scariche elettrostatiche;
  • sostanze chimiche in piccole quantità;
  • traffico di mezzi industriali che richiede alta visibilità.

Indossare cinque capi diversi sarebbe impossibile.

Per questo motivo sono stati sviluppati gli indumenti Multinorma, progettati per garantire contemporaneamente più livelli di protezione senza compromettere ergonomia, comfort e libertà di movimento.


Attenzione: Multinorma non significa "protezione totale"

Questo è uno degli errori più comuni.

Molti lavoratori pensano che un capo Multinorma protegga automaticamente da qualsiasi rischio presente sul luogo di lavoro.

In realtà non è così.

Ogni indumento protegge solo dai rischi indicati nelle certificazioni riportate sull'etichetta.

Per esempio, un capo certificato secondo:

  • EN ISO 11612
  • EN ISO 11611
  • EN 1149-5
  • IEC 61482-2

non è automaticamente certificato anche contro gli agenti chimici liquidi.

Per ottenere questa protezione deve essere presente anche la certificazione EN 13034.

Allo stesso modo, non tutti gli indumenti Multinorma sono ad alta visibilità: questa caratteristica è garantita solo se il capo è conforme alla EN ISO 20471.

Per questo motivo è fondamentale leggere sempre le certificazioni riportate sull'etichetta del prodotto e verificare che siano coerenti con i rischi individuati nella valutazione aziendale.

 


🔶 Alcuni indumenti Multinorma sono anche ad alta visibilità

Non tutti gli indumenti Multinorma sono fluorescenti.

In molti settori, oltre alla protezione contro il calore, la fiamma, l'arco elettrico o le cariche elettrostatiche, è fondamentale che il lavoratore sia chiaramente visibile anche in condizioni di scarsa illuminazione o in presenza di traffico veicolare.

Per questo motivo alcuni capi Multinorma sono certificati anche secondo la EN ISO 20471, la norma europea che definisce i requisiti degli indumenti ad alta visibilità.

La presenza di questa certificazione dipende sempre dalla valutazione dei rischi e non è necessaria in tutti gli ambienti di lavoro. Ad esempio, può essere richiesta nei cantieri stradali, negli aeroporti, nei porti, nelle aree logistiche o in tutti i luoghi dove il rischio di investimento da parte di veicoli o mezzi operativi rende essenziale essere facilmente individuabili.

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Abbiamo dedicato una guida completa all'alta visibilità, nella quale spieghiamo:

  • le differenze tra Classe 1, Classe 2 e Classe 3;
  • quando l'alta visibilità è obbligatoria;
  • come scegliere il capo corretto;
  • come i lavaggi influiscono sulle prestazioni degli indumenti;
  • quando è necessario sostituire un capo ad alta visibilità.

Leggi la guida completa:
"Abbigliamento Alta Visibilità EN ISO 20471: guida completa alle classi, alle normative e alla scelta del capo giusto."


Perché l'abbigliamento Multinorma costa più di un normale indumento da lavoro?

È una domanda assolutamente legittima.

La differenza di prezzo non dipende soltanto dal tessuto utilizzato, ma da una serie di fattori tecnici:

  • materiali progettati per offrire protezioni specifiche;
  • sviluppo e progettazione del capo;
  • test di laboratorio previsti dalle norme europee;
  • certificazioni rilasciate da organismi notificati;
  • controlli di produzione;
  • componenti certificati (filati, bande retroriflettenti, cerniere, bottoni e accessori compatibili con le prestazioni richieste).

Inoltre, questi capi devono mantenere le proprie caratteristiche protettive anche dopo numerosi cicli di lavaggio, secondo quanto dichiarato dal produttore e riportato nelle istruzioni d'uso.

Per questo motivo è importante seguire sempre le indicazioni di manutenzione: un lavaggio eseguito in modo non conforme può compromettere le prestazioni del capo.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando scegli un indumento Multinorma, non fermarti al numero di certificazioni presenti sull'etichetta. Chiediti piuttosto se quelle certificazioni sono davvero necessarie per i rischi presenti nella tua attività.

Un capo con sei certificazioni non è automaticamente migliore di uno con quattro: la scelta corretta è quella che risponde alla valutazione dei rischi (DVR) della tua azienda. Acquistare protezioni inutili può aumentare i costi senza offrire un reale vantaggio, mentre trascurare una certificazione essenziale può esporre il lavoratore a rischi non adeguatamente coperti.

 


CAPITOLO 2

Perché l'abbigliamento Multinorma è un DPI di III Categoria?

Confronto tra i DPI di I, II e III Categoria secondo il Regolamento (UE) 2016/425, con evidenza dell'abbigliamento Multinorma come Dispositivo di Protezione Individuale di III Categoria.

 

Quando si acquista un indumento Multinorma si leggono spesso parole come DPI di III Categoria, ma poche persone sanno realmente cosa significhi questa classificazione.

Molti pensano che indichi semplicemente un capo "più resistente" oppure "più costoso". In realtà il motivo è molto diverso.

La classificazione in III Categoria non dipende dal tessuto utilizzato né dal numero di certificazioni presenti sull'etichetta, ma dal tipo di rischio dal quale l'indumento è progettato per proteggere il lavoratore.

Ed è proprio questo l'aspetto che rende l'abbigliamento Multinorma completamente diverso da un normale indumento da lavoro.


Come vengono classificati i DPI?

Tutti i Dispositivi di Protezione Individuale sono regolati dal Regolamento (UE) 2016/425, che li suddivide in tre categorie in base alla gravità dei rischi.

I Categoria

Comprende i DPI destinati a proteggere da rischi minimi.

Ne sono un esempio:

  • guanti per piccoli lavori di pulizia o giardinaggio;
  • occhiali contro polvere non pericolosa;
  • indumenti utilizzati esclusivamente per evitare sporco o piccoli graffi.

Sono dispositivi destinati a situazioni in cui il lavoratore è normalmente in grado di percepire il pericolo e reagire in tempo.


II Categoria

È la categoria nella quale rientrano la maggior parte dei DPI utilizzati ogni giorno.

Ad esempio:

  • elmetti di protezione;
  • scarpe antinfortunistiche;
  • occhiali contro impatti;
  • guanti contro rischi meccanici.

Proteggono da rischi importanti, ma che generalmente non comportano conseguenze immediate e irreversibili.


III Categoria

La III Categoria rappresenta il livello più elevato previsto dalla normativa europea.

Ne fanno parte tutti quei DPI destinati a proteggere il lavoratore da rischi che possono provocare:

  • lesioni permanenti;
  • gravi ustioni;
  • danni irreversibili alla salute;
  • pericolo di morte.

È proprio in questa categoria che rientra l'abbigliamento Multinorma.


Perché il Multinorma appartiene alla III Categoria?

Proviamo a immaginare due lavoratori.

Il primo lavora in un magazzino e movimenta bancali con un transpallet.

Il secondo esegue manutenzioni all'interno di una raffineria.

Entrambi indossano abbigliamento da lavoro.

Ma il secondo potrebbe trovarsi esposto, anche per pochi secondi, a rischi molto più gravi:

  • una fiammata improvvisa (Flash Fire);
  • un arco elettrico;
  • la presenza di atmosfere potenzialmente esplosive;
  • piccole proiezioni di sostanze chimiche;
  • superfici ad alta temperatura.

In questi casi un normale indumento da lavoro non sarebbe sufficiente.

Per questo motivo sono stati sviluppati gli indumenti Multinorma, progettati per offrire una protezione specifica contro più rischi contemporaneamente.


Un DPI di III Categoria rende il lavoratore "invulnerabile"?

Assolutamente no.

Questo è uno dei malintesi più diffusi.

Nessun DPI elimina completamente il rischio.

Il suo compito è ridurre le conseguenze dell'incidente, offrendo al lavoratore il tempo necessario per allontanarsi dalla fonte del pericolo o essere soccorso.

Pensiamo, ad esempio, a un'esposizione accidentale a una fiammata.

Un indumento certificato non impedisce che si verifichi l'evento, ma può limitare la propagazione della fiamma, ridurre le ustioni e aumentare le probabilità che il lavoratore esca dalla zona di pericolo con conseguenze meno gravi.

È una differenza fondamentale, perché aiuta a comprendere il vero ruolo dell'abbigliamento Multinorma.


La certificazione da sola non basta

Acquistare un indumento certificato è soltanto il primo passo.

Affinché continui a garantire le prestazioni previste, il capo deve essere:

  • scelto nella taglia corretta;
  • indossato nel modo corretto;
  • mantenuto seguendo le istruzioni del produttore;
  • controllato periodicamente;
  • sostituito quando presenta usura, strappi o danni che potrebbero comprometterne la protezione.

Nei prossimi capitoli parleremo anche di un argomento spesso sottovalutato: i lavaggi, la manutenzione e il noleggio degli indumenti Multinorma, aspetti che possono influire direttamente sulla sicurezza del lavoratore.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando senti parlare di DPI di III Categoria, non pensare semplicemente a un capo "più robusto" o "più costoso". Chiediti invece da quali rischi deve proteggere.

La vera differenza tra un normale indumento da lavoro e un Multinorma non è il tessuto o il prezzo, ma la capacità di offrire una protezione certificata contro rischi che possono avere conseguenze estremamente gravi.


CAPITOLO 3

Etichetta di un indumento Multinorma con le principali certificazioni europee spiegate, tra cui EN ISO 11612, EN ISO 11611, EN 1149-5, IEC 61482-2, EN 13034 ed EN ISO 20471.

 

Quando si acquista un indumento Multinorma, la prima cosa che salta all'occhio è l'etichetta.

Per molti lavoratori è soltanto un insieme di sigle, numeri e simboli difficili da interpretare.

In realtà, proprio quell'etichetta contiene tutte le informazioni necessarie per capire da quali rischi il capo è realmente in grado di proteggere.

Imparare a leggerla significa scegliere l'indumento corretto, evitare errori durante l'acquisto e verificare che le certificazioni siano coerenti con i rischi presenti nella propria attività lavorativa.

È un'operazione molto più semplice di quanto si possa immaginare.


Cosa trovi normalmente sull'etichetta?

Ogni produttore può utilizzare un layout leggermente diverso, ma le informazioni principali sono quasi sempre le stesse.

Su un indumento Multinorma potrai trovare:

  • il nome del produttore;
  • il modello del capo;
  • la taglia;
  • il numero di lotto o di produzione;
  • la composizione del tessuto;
  • i simboli delle certificazioni europee;
  • le istruzioni di lavaggio;
  • l'anno o il riferimento della norma applicata.

Sono proprio le certificazioni a rappresentare la parte più importante dell'etichetta.

Sono loro che indicano da quali rischi il capo è stato testato e certificato.


Perché alcuni capi hanno più simboli di altri?

È una domanda che riceviamo molto spesso.

Molti pensano che un'etichetta ricca di simboli indichi automaticamente un capo migliore.

In realtà non è sempre così.

Ogni certificazione corrisponde ad uno specifico rischio.

Un indumento destinato a un saldatore potrebbe avere certificazioni diverse rispetto a quello utilizzato da un elettricista o da un operatore dell'industria chimica.

Questo significa che due capi apparentemente identici possono avere etichette molto diverse semplicemente perché sono progettati per ambienti di lavoro differenti.


Le sigle raccontano la storia del tuo indumento

Prendiamo come esempio alcune delle certificazioni più comuni.

Se sull'etichetta trovi:

  • EN ISO 11612, significa che il capo protegge contro il calore e la fiamma.

Se trovi:

  • EN ISO 11611, il capo è certificato anche per lavori di saldatura e procedimenti affini.

La presenza della sigla:

  • EN 1149-5

indica invece che il tessuto è stato progettato per dissipare le cariche elettrostatiche, caratteristica fondamentale negli ambienti con rischio di atmosfere esplosive.

Potresti poi trovare anche:

  • IEC 61482-2, relativa alla protezione contro gli effetti dell'arco elettrico;

oppure

  • EN 13034, quando il capo offre una protezione limitata contro piccoli schizzi di agenti chimici liquidi.

Infine, se il capo è ad alta visibilità, sarà presente anche la certificazione:

  • EN ISO 20471.

Ognuna di queste sigle racconta una parte della storia del tuo indumento.

Più avanti nella guida analizzeremo ognuna di esse nel dettaglio.


Attenzione a un errore molto comune

Molti lavoratori controllano soltanto la presenza delle certificazioni.

In realtà dovrebbero verificare anche la versione della norma, quando riportata sull'etichetta, e soprattutto leggere attentamente le istruzioni fornite dal produttore.

Anche un indumento perfettamente certificato può perdere parte delle proprie prestazioni se viene lavato o mantenuto in modo non conforme alle indicazioni riportate sull'etichetta.

Per questo motivo, le istruzioni di manutenzione sono importanti quanto le certificazioni stesse.

Ne parleremo in modo approfondito nei capitoli dedicati ai lavaggi e alla manutenzione.


L'etichetta è la carta d'identità del tuo DPI

Possiamo considerare l'etichetta come la vera carta d'identità dell'indumento.

È lì che troviamo tutte le informazioni utili per capire:

  • da quali rischi protegge;
  • quali norme rispetta;
  • come deve essere lavato;
  • come deve essere conservato;
  • quando deve essere controllato.

Imparare a leggere correttamente queste informazioni significa utilizzare il DPI in modo più consapevole e sicuro.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando ricevi un nuovo indumento Multinorma, dedica qualche minuto a leggere l'etichetta prima ancora di indossarlo.

Conoscere il significato delle certificazioni e rispettare le istruzioni di manutenzione è il primo passo per mantenere nel tempo le prestazioni protettive del capo.


CAPITOLO 4

EN ISO 11612: la norma che protegge dal calore e dalla fiamma

Infografica della norma EN ISO 11612 che illustra la protezione contro calore e fiamma, con il significato delle classificazioni A1-A2, B, C, D, E e F per gli indumenti Multinorma di III Categoria.

 

La EN ISO 11612 è una delle certificazioni più diffuse nell'abbigliamento Multinorma ed è presente nella maggior parte dei capi destinati ai settori industriali.

Il suo scopo è proteggere il lavoratore dagli effetti del calore e del contatto accidentale con la fiamma, riducendo il rischio di ustioni in caso di esposizione a sorgenti termiche.

È importante chiarire subito un aspetto.

Molti pensano che un indumento certificato EN ISO 11612 sia "ignifugo" nel senso comune del termine.

In realtà la norma non garantisce che il capo sia incombustibile o che possa essere esposto alle fiamme senza subire danni.

La certificazione attesta che il tessuto è stato sottoposto a prove specifiche e che rispetta determinati requisiti di prestazione, progettati per limitare la propagazione della fiamma e offrire una protezione contro diverse forme di calore.


Cosa protegge realmente la EN ISO 11612?

La norma prende in considerazione diversi tipi di esposizione al calore.

Per questo motivo, accanto alla sigla EN ISO 11612, sull'etichetta del capo troviamo una serie di lettere seguite da numeri.

Ogni lettera identifica una prova di laboratorio specifica.

Le principali sono:

  • A1 / A2 – Propagazione limitata della fiamma.
  • B – Protezione dal calore convettivo.
  • C – Protezione dal calore radiante.
  • D – Protezione contro schizzi di alluminio fuso.
  • E – Protezione contro schizzi di ferro fuso.
  • F – Protezione dal calore per contatto.

Maggiore è il numero riportato accanto alla lettera (quando previsto), maggiore è il livello di prestazione ottenuto durante il test.


Facciamo un esempio pratico

Immaginiamo un manutentore che lavora all'interno di un'acciaieria.

Durante il suo turno potrebbe trovarsi vicino a superfici molto calde, tubazioni surriscaldate oppure essere esposto accidentalmente a una breve fiammata.

Un normale indumento da lavoro potrebbe incendiarsi o trasmettere rapidamente il calore alla pelle.

Un capo certificato secondo la EN ISO 11612, invece, è progettato per rallentare la propagazione della fiamma e ridurre il trasferimento del calore, offrendo al lavoratore il tempo necessario per allontanarsi dalla fonte di pericolo.

È importante ricordare che il DPI non elimina il rischio, ma contribuisce a ridurne le conseguenze.


Attenzione a un errore molto comune

Molti lavoratori pensano che tutti gli indumenti certificati EN ISO 11612 offrano lo stesso livello di protezione.

Non è così.

Due capi possono essere entrambi certificati secondo questa norma, ma avere livelli di prestazione differenti.

Ad esempio, un indumento con classificazione B1 protegge dal calore convettivo, ma in misura inferiore rispetto a uno classificato B3.

Per questo motivo è importante non fermarsi alla sola presenza della sigla EN ISO 11612, ma verificare anche le lettere e i livelli riportati sull'etichetta.


In quali settori è indispensabile?

Questa certificazione è particolarmente utilizzata nei seguenti ambiti:

  • raffinerie e impianti petrolchimici;
  • industrie chimiche;
  • acciaierie e fonderie;
  • centrali elettriche;
  • aziende del settore energia;
  • manutenzione industriale;
  • impianti Oil & Gas;
  • distribuzione e trattamento del gas.

La presenza della norma EN ISO 11612 è spesso richiesta insieme ad altre certificazioni, come la EN ISO 11611, la EN 1149-5 o la IEC 61482-2, per offrire una protezione completa contro rischi multipli.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando confronti due capi certificati EN ISO 11612, non limitarti a verificare la presenza della norma.

Controlla sempre anche le lettere e i livelli di prestazione indicati sull'etichetta.

Un indumento con classificazioni più elevate non è automaticamente migliore, ma potrebbe essere più adatto ad ambienti con esposizioni termiche più severe. La scelta corretta deve sempre basarsi sulla valutazione dei rischi effettuata dall'azienda.


CAPITOLO 5

EN ISO 11611: la protezione per saldatura e procedimenti affini

Saldatore al lavoro con abbigliamento Multinorma certificato EN ISO 11611 durante un'operazione di saldatura ad arco, protetto da scintille, calore e piccoli schizzi di metallo fuso.

Quando si parla di abbigliamento Multinorma, una delle certificazioni più importanti è la EN ISO 11611, la norma europea dedicata agli indumenti di protezione utilizzati durante le operazioni di saldatura e nei procedimenti affini.

Molti la confondono con la EN ISO 11612, perché entrambe riguardano il calore e la fiamma. In realtà, svolgono funzioni diverse.

La EN ISO 11612 protegge principalmente dagli effetti del calore e della fiamma in ambito industriale, mentre la EN ISO 11611 è stata sviluppata specificamente per chi lavora a contatto con saldature, scintille e piccoli schizzi di metallo fuso.

Per questo motivo, nei capi destinati ai saldatori è molto frequente trovare entrambe le certificazioni.


Da quali rischi protegge la EN ISO 11611?

Durante una saldatura il lavoratore può essere esposto contemporaneamente a diversi pericoli.

Tra i principali troviamo:

  • scintille incandescenti;
  • piccoli schizzi di metallo fuso;
  • contatto accidentale con superfici calde;
  • esposizione temporanea alla fiamma;
  • calore generato dall'arco di saldatura.

La norma EN ISO 11611 verifica che l'indumento sia progettato per ridurre questi rischi, senza compromettere la libertà di movimento dell'operatore.


Classe 1 e Classe 2: qual è la differenza?

Uno degli aspetti più importanti della EN ISO 11611 riguarda la suddivisione in due classi di protezione.

Classe 1

È destinata alle attività di saldatura con una minore produzione di scintille e calore.

Viene generalmente utilizzata per lavorazioni leggere, come:

  • saldatura TIG;
  • piccole manutenzioni;
  • lavorazioni con limitata proiezione di metallo fuso.
Infografica che confronta la Classe 1 e la Classe 2 della norma EN ISO 11611, illustrando le differenze tra i livelli di protezione, le tipologie di saldatura e gli ambienti di utilizzo.

Classe 2

È progettata per lavorazioni più gravose, caratterizzate da una maggiore esposizione al calore e agli schizzi di metallo.

È indicata, ad esempio, per:

  • saldatura MIG e MAG;
  • saldatura ad arco con elettrodo;
  • lavorazioni pesanti in carpenteria metallica;
  • cantieri navali;
  • acciaierie.

La scelta tra Classe 1 e Classe 2 deve sempre essere effettuata in base alla valutazione dei rischi e al tipo di saldatura eseguita.


Un esempio pratico

Immaginiamo due saldatori.

Il primo realizza piccoli componenti in acciaio inox con saldatura TIG all'interno di un'officina.

Il secondo lavora in un cantiere navale eseguendo saldature strutturali su grandi carpenterie metalliche.

Entrambi utilizzano un indumento certificato EN ISO 11611.

Tuttavia, il secondo operatore sarà normalmente esposto a una quantità molto maggiore di scintille, calore e schizzi di metallo fuso.

Per questo motivo potrebbe essere necessario un capo certificato in Classe 2, più adatto alle condizioni di lavoro più severe.


Attenzione a un errore molto comune

Molti ritengono che una semplice giacca ignifuga sia sufficiente per svolgere lavori di saldatura.

Non è così.

Per essere realmente idoneo, il capo deve essere certificato secondo la EN ISO 11611 e deve essere scelto in funzione della tipologia di lavorazione eseguita.

Indossare un indumento non certificato può aumentare il rischio di ustioni e ridurre il livello di protezione previsto dalla normativa.


Perché la EN ISO 11611 è spesso abbinata alla EN ISO 11612?

Nell'industria è frequente che un saldatore sia esposto non solo alle scintille della saldatura, ma anche a calore radiante, fiamme accidentali o altre sorgenti termiche.

Per questo motivo molti produttori realizzano indumenti che rispettano contemporaneamente entrambe le norme.

La presenza di entrambe le certificazioni permette di affrontare un numero maggiore di rischi senza dover utilizzare capi diversi.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando acquisti un indumento per saldatura, non limitarti a verificare la presenza della certificazione EN ISO 11611.

Controlla anche se il capo è Classe 1 o Classe 2 e valuta se è certificato anche secondo la EN ISO 11612. In molti ambienti industriali, la combinazione delle due norme rappresenta la soluzione più completa e sicura.


CAPITOLO 6

EN 1149-5: la protezione contro le cariche elettrostatiche

Operatore con abbigliamento Multinorma certificato EN 1149-5 in un impianto industriale, progettato per dissipare le cariche elettrostatiche e ridurre il rischio di innesco in atmosfere potenzialmente esplosive.

Quando si osserva l'etichetta di un indumento Multinorma, una delle sigle che crea più dubbi è EN 1149-5.

Molti lavoratori pensano che questa norma protegga dalle scosse elettriche.

In realtà non è così.

La EN 1149-5 riguarda la protezione contro le cariche elettrostatiche, cioè quelle piccole scariche che si generano naturalmente quando ci muoviamo, sfregando gli indumenti o camminando su determinate superfici.

Nella vita di tutti i giorni una scintilla elettrostatica può essere poco più di un fastidio.

In alcuni ambienti industriali, invece, può trasformarsi in un grave pericolo.


Perché l'elettricità statica può essere pericolosa?

Ogni volta che una persona si muove può accumulare elettricità statica sul proprio corpo.

Quando questa energia viene scaricata, può generare una piccola scintilla.

Nella maggior parte degli ambienti non succede nulla.

Ma immaginiamo un operatore che lavora:

  • in una raffineria;
  • in un deposito di carburanti;
  • in un impianto petrolchimico;
  • in un'industria chimica;
  • in un deposito di solventi.

In presenza di vapori o gas infiammabili, anche una scintilla apparentemente innocua può diventare la causa dell'innesco di un incendio o di un'esplosione.

È proprio per ridurre questo rischio che è stata sviluppata la norma EN 1149-5.


Come protegge la EN 1149-5?

Gli indumenti certificati secondo questa norma sono realizzati con materiali e fibre conduttive che aiutano a dissipare gradualmente le cariche elettrostatiche accumulate durante il lavoro.

In questo modo si riduce la probabilità che il lavoratore generi una scintilla potenzialmente pericolosa.

È importante però comprendere un aspetto fondamentale.

La EN 1149-5 non elimina completamente l'elettricità statica.

Il suo obiettivo è limitarne l'accumulo e favorirne la dissipazione, ma il risultato dipende anche da altri fattori, come l'abbigliamento utilizzato, le calzature, il pavimento e la corretta messa a terra del lavoratore.


EN 1149-5 e ATEX: qual è il collegamento?

Molto spesso la certificazione EN 1149-5 viene associata agli ambienti ATEX.

Questa associazione è corretta, ma è importante fare una distinzione.

La norma EN 1149-5 certifica il comportamento elettrostatico dell'indumento.

La normativa ATEX, invece, riguarda gli ambienti nei quali può essere presente un'atmosfera esplosiva.

In altre parole, la EN 1149-5 rappresenta uno degli elementi che possono contribuire alla sicurezza nelle aree ATEX, ma da sola non rende un indumento "ATEX certificato".

Su questo argomento torneremo con un capitolo dedicato.


Un esempio pratico

Pensiamo a un operatore che effettua manutenzioni in un deposito di carburanti.

Durante il lavoro indossa:

  • casco;
  • guanti;
  • scarpe antinfortunistiche;
  • completo Multinorma certificato EN 1149-5.

L'obiettivo dell'indumento non è proteggerlo da una scossa elettrica, ma ridurre il rischio che una scarica elettrostatica possa innescare vapori infiammabili presenti nell'ambiente.

È una differenza fondamentale che spesso viene sottovalutata.

Infografica che spiega le differenze tra carica elettrostatica, scossa elettrica e arco elettrico, illustrando i diversi rischi e le principali norme di riferimento come EN 1149-5 e IEC 61482-2.

Attenzione a un errore molto comune

Uno degli errori più frequenti consiste nel pensare che sia sufficiente indossare un capo certificato EN 1149-5 per lavorare in sicurezza.

In realtà il sistema di protezione comprende anche altri elementi.

Ad esempio:

  • calzature adeguate;
  • corretto contatto con il pavimento;
  • rispetto delle procedure aziendali;
  • controllo delle condizioni ambientali.

L'abbigliamento è solo una parte dell'intero sistema di prevenzione.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Se la tua azienda opera in ambienti con rischio di atmosfere esplosive, non scegliere un indumento soltanto perché riporta la sigla EN 1149-5.

Verifica sempre che l'intero equipaggiamento, comprese le calzature e gli altri DPI, sia compatibile con le procedure di sicurezza previste per quell'ambiente.

È l'insieme dei dispositivi, e non il singolo capo, a contribuire alla protezione del lavoratore.


CAPITOLO 7

IEC 61482-2: la protezione contro l'arco elettrico

Dopo aver parlato della EN 1149-5, è il momento di affrontare un'altra certificazione fondamentale dell'abbigliamento Multinorma: la IEC 61482-2.

Molti lavoratori pensano che questa norma protegga semplicemente dalle scosse elettriche.

In realtà non è così.

La IEC 61482-2 è stata sviluppata per proteggere il lavoratore dagli effetti termici dell'arco elettrico, uno dei fenomeni più pericolosi che possono verificarsi durante lavori su impianti elettrici.

Comprendere questa differenza è fondamentale, perché una scossa elettrica e un arco elettrico sono due eventi completamente diversi.


Che cos'è un arco elettrico?

Un arco elettrico è una scarica di energia che si genera tra due punti a potenziale elettrico diverso.

Durante questo fenomeno si sviluppano in pochissimi istanti:

  • temperature che possono superare i 20.000 °C;
  • un'intensa emissione di luce;
  • un'onda di pressione;
  • metallo vaporizzato;
  • rumore molto elevato.

Anche se dura solo una frazione di secondo, un arco elettrico può provocare ustioni gravissime e lesioni permanenti.

Per questo motivo il normale abbigliamento da lavoro non è sufficiente.


La IEC 61482-2 protegge dalle scosse elettriche?

No.

Questo è probabilmente l'errore più diffuso.

La norma non protegge dal passaggio della corrente elettrica attraverso il corpo.

Serve esclusivamente a ridurre gli effetti termici provocati da un eventuale arco elettrico.

Per proteggersi dal contatto diretto con parti in tensione sono necessari altri DPI e il rispetto delle procedure di sicurezza previste per i lavori elettrici.


APC 1 e APC 2: cosa significano?

Sugli indumenti certificati IEC 61482-2 è possibile trovare la classificazione:

  • APC 1
  • APC 2

Queste sigle indicano il livello di protezione ottenuto durante una specifica prova di laboratorio chiamata Box Test.

In modo molto semplice:

APC 1 è testata con una corrente di 4 kA

Protezione contro archi elettrici di minore energia.

APC 2 è testata con una corrente di 7 kA

Protezione contro archi elettrici di energia superiore.

È importante sottolineare che APC 2 non è automaticamente "migliore".

La scelta deve sempre essere effettuata in funzione della valutazione dei rischi e dell'energia incidente prevista sull'impianto.


ATPV ed ELIM: cosa indicano?

Negli ultimi anni molti produttori riportano anche due valori molto importanti:

ATPV (Arc Thermal Performance Value)

Indica l'energia incidente che il tessuto può sopportare prima che esista una probabilità del 50% di provocare un'ustione di secondo grado.

ELIM (Incident Energy Limit)

È un parametro introdotto più recentemente e rappresenta un valore ancora più prudenziale.

L'ELIM indica il livello di energia oltre il quale non è più prevista alcuna protezione utile contro le ustioni.

Oggi molti specialisti considerano l'ELIM il dato più significativo nella scelta dell'abbigliamento contro l'arco elettrico.


Un esempio pratico

Immaginiamo un manutentore che deve intervenire su un quadro elettrico industriale.

Durante un'operazione di manutenzione può verificarsi accidentalmente un cortocircuito.

Nel giro di pochi millisecondi si genera un arco elettrico.

L'abbigliamento certificato IEC 61482-2 non impedisce che l'arco si formi.

Può però ridurre gli effetti del calore sviluppato, limitando la gravità delle ustioni e aumentando le possibilità che il lavoratore riesca ad allontanarsi dalla zona di pericolo.


Attenzione a un errore molto comune

Molti pensano che un indumento certificato IEC 61482-2 possa sostituire altri DPI elettrici.

Non è così.

Per lavorare in sicurezza è necessario utilizzare anche:

  • elmetto con visiera idonea;
  • guanti isolanti, quando richiesti;
  • calzature appropriate;
  • utensili isolati;
  • procedure operative conformi.

L'abbigliamento rappresenta soltanto uno degli elementi del sistema di protezione.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando scegli un indumento certificato IEC 61482-2, non fermarti alla presenza della norma.

Verifica sempre se il produttore indica anche APC 1 o APC 2, oltre ai valori ATPV ed ELIM.

Queste informazioni aiutano a comprendere il livello di protezione offerto dal capo e permettono una scelta più consapevole in funzione dei rischi presenti nell'impianto.


CAPITOLO 8

EN 13034: la protezione contro gli agenti chimici liquidi

Tecnico di manutenzione in un impianto chimico con abbigliamento Multinorma certificato EN 13034, progettato per offrire una protezione limitata contro piccoli schizzi accidentali di agenti chimici liquidi.

Quando si osserva l'etichetta di un indumento Multinorma, può capitare di trovare la certificazione EN 13034.

Molti lavoratori pensano che questa norma protegga da qualsiasi sostanza chimica.

In realtà non è così.

La EN 13034 certifica gli indumenti che offrono una protezione limitata contro piccoli schizzi accidentali di agenti chimici liquidi.

È una protezione molto importante, ma deve essere compresa correttamente per evitare errori che potrebbero avere conseguenze anche gravi.


Da quali rischi protegge la EN 13034?

Questa certificazione è stata sviluppata per situazioni nelle quali il lavoratore potrebbe entrare in contatto, in modo accidentale, con piccole quantità di sostanze chimiche liquide.

Pensiamo, ad esempio, a:

  • operazioni di manutenzione;
  • travaso di prodotti chimici;
  • controllo di impianti industriali;
  • attività di laboratorio;
  • industrie chimiche e petrolchimiche.

L'obiettivo dell'indumento è quello di limitare il contatto del liquido con la pelle, dando al lavoratore il tempo necessario per allontanarsi dalla zona di rischio e seguire le procedure previste.


Cosa significa "protezione limitata"?

È probabilmente l'aspetto più importante di questa norma.

La EN 13034 non è progettata per proteggere da getti di liquido in pressione o da immersioni in sostanze chimiche.

Protegge esclusivamente da:

  • piccoli schizzi accidentali;
  • spruzzi occasionali;
  • contaminazioni superficiali di lieve entità.

Per rischi chimici più elevati esistono altre norme europee che prevedono livelli di protezione superiori.

Per questo motivo è fondamentale leggere sempre la valutazione dei rischi dell'azienda e scegliere il DPI corretto.


Perché alcuni indumenti Multinorma hanno questa certificazione e altri no?

È una domanda che riceviamo molto spesso.

La risposta è semplice.

Non tutti i lavoratori operano in ambienti nei quali è presente un rischio chimico.

Pensiamo a un elettricista che lavora in una cabina di trasformazione.

Probabilmente avrà bisogno della protezione contro l'arco elettrico, ma non necessariamente della protezione contro agenti chimici liquidi.

Al contrario, un manutentore che opera all'interno di un impianto chimico potrebbe essere esposto anche a piccoli schizzi di sostanze pericolose.

In questo caso la presenza della EN 13034 diventa un requisito molto importante.

Ecco perché due indumenti Multinorma possono avere certificazioni differenti pur essendo entrambi perfettamente conformi.


Tipo 6 e PB [6]: qual è la differenza?

Anche questa è una distinzione spesso poco conosciuta.

La norma EN 13034 può essere applicata a:

  • Indumenti di Tipo 6, che proteggono l'intero corpo contro piccoli schizzi accidentali di agenti chimici liquidi.
  • Indumenti PB [6], progettati per proteggere soltanto una parte del corpo, come grembiuli, manicotti o altri capi specifici.

Questa differenza è importante perché permette di scegliere il dispositivo più adatto alle reali esigenze operative.


Attenzione a un errore molto comune

Uno degli errori più pericolosi consiste nel pensare che un indumento certificato EN 13034 sia resistente a qualsiasi sostanza chimica.

Non è vero.

Ogni capo viene testato secondo procedure ben precise e può essere idoneo soltanto per determinate condizioni di utilizzo.

Per questo motivo è sempre necessario consultare:

  • la scheda tecnica del produttore;
  • le istruzioni d'uso;
  • la valutazione dei rischi aziendale.

Sono questi documenti a stabilire se il livello di protezione è realmente adeguato.


Un esempio pratico

Immaginiamo un tecnico che deve sostituire una valvola in un impianto chimico.

Durante l'intervento potrebbe verificarsi un piccolo schizzo accidentale di liquido.

Un indumento certificato EN 13034 è progettato proprio per offrire una protezione limitata in questo tipo di situazione.

Se invece il rischio prevedesse un getto continuo o una fuoriuscita importante di prodotto chimico, sarebbe necessario utilizzare un diverso tipo di indumento, progettato per livelli di protezione superiori.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

La presenza della certificazione EN 13034 rappresenta un importante valore aggiunto, ma non significa che l'indumento sia adatto a qualsiasi rischio chimico.

Prima dell'acquisto verifica sempre quali sostanze sono presenti nel tuo ambiente di lavoro e consulta la valutazione dei rischi. Scegliere un livello di protezione non adeguato può esporre il lavoratore a pericoli molto seri.


CAPITOLO 9

Modacrilico o Cotone Ignifugo? Tutte le differenze che devi conoscere prima di scegliere un indumento Multinorma

Infografica che confronta il tessuto Modacrilico e il Cotone Ignifugo, evidenziando le differenze in termini di proprietà ignifughe, durata, lavaggi, comfort e impiego negli indumenti Multinorma.

Quando si sceglie un indumento Multinorma, una delle domande più frequenti riguarda il tessuto.

Molti clienti osservano due giacche apparentemente molto simili, entrambe certificate secondo le stesse norme europee, ma con prezzi anche molto diversi.

La domanda nasce spontanea:

Perché una costa il doppio dell'altra?

Nella maggior parte dei casi, la risposta è proprio nel materiale con cui è realizzato il capo.

I due tessuti più diffusi nel settore dell'abbigliamento Multinorma sono infatti il Modacrilico e il Cotone Ignifugo.

Entrambi possono essere conformi alle stesse certificazioni europee, ma hanno caratteristiche molto diverse che influenzano comfort, durata, manutenzione, comportamento nel tempo e naturalmente anche il prezzo.

Per questo motivo è importante conoscere le differenze prima di effettuare un acquisto.


Che cos'è il Modacrilico?

Il Modacrilico è una fibra tecnica progettata per offrire una protezione permanente contro il calore e la fiamma.

La sua caratteristica principale è che la proprietà ignifuga è intrinseca alla fibra stessa.

Questo significa che non dipende da trattamenti superficiali applicati dopo la produzione del tessuto.

In pratica, ogni singola fibra nasce già con caratteristiche di resistenza alla fiamma.

Per questo motivo il Modacrilico è oggi uno dei materiali più utilizzati nella realizzazione degli indumenti Multinorma destinati ai settori più esigenti, come:

  • raffinerie;
  • petrolchimico;
  • oil & gas;
  • industria energetica;
  • impianti di distribuzione del gas;
  • industria chimica;
  • settore elettrico.

Che cos'è il Cotone Ignifugo?

Il Cotone Ignifugo parte invece da un concetto completamente diverso.

La fibra è quella naturale del cotone, molto apprezzata per comfort e traspirabilità.

Per renderla resistente alla fiamma viene sottoposta a specifici trattamenti ignifughi durante il processo produttivo.

Il risultato è un tessuto capace di rispettare le stesse norme europee previste per molti indumenti Multinorma.

Per numerose applicazioni rappresenta una soluzione affidabile ed economicamente conveniente.


Il Modacrilico è migliore del Cotone Ignifugo?

Questa è probabilmente la domanda più frequente tra chi deve acquistare un indumento Multinorma.

La risposta è che entrambi i materiali possono garantire la conformità alle stesse norme europee, ma sono progettati con tecnologie differenti e questa differenza può diventare molto importante nel tempo.

Il Modacrilico è una fibra con proprietà ignifughe intrinseche, cioè presenti nella struttura stessa del materiale. La protezione non dipende da un trattamento superficiale, ma fa parte della fibra fin dalla sua produzione.

Il Cotone Ignifugo, invece, in molti casi ottiene la resistenza alla fiamma attraverso specifici trattamenti applicati durante la lavorazione del tessuto. Per questo motivo è fondamentale rispettare le istruzioni di lavaggio indicate dal produttore e verificare sempre per quanti cicli di lavaggio il capo mantiene le prestazioni certificate.

Questo è un aspetto che spesso viene sottovalutato.

Se un'azienda utilizza gli indumenti tutti i giorni e li sottopone a frequenti lavaggi industriali, è importante valutare non solo il prezzo di acquisto, ma anche la durata delle prestazioni dichiarata dal produttore.

In molti casi un capo in Cotone Ignifugo rappresenta una soluzione eccellente e più economica. Tuttavia, quando l'utilizzo è particolarmente intensivo e gli indumenti vengono lavati molto frequentemente, il Modacrilico offre generalmente un vantaggio importante, proprio perché le sue proprietà ignifughe sono intrinseche alla fibra e non dipendono dal mantenimento di un trattamento superficiale.

In altre parole, il confronto non dovrebbe basarsi soltanto sul prezzo iniziale, ma sul costo complessivo durante l'intero ciclo di vita dell'indumento.


Perché il Modacrilico costa di più?

Molti clienti rimangono sorpresi quando confrontano due capi apparentemente simili.

La differenza di prezzo dipende da numerosi fattori.

Innanzitutto il Modacrilico è una fibra tecnica molto più costosa da produrre rispetto al cotone.

Inoltre viene spesso utilizzato in tessuti misti insieme ad altre fibre ad alte prestazioni, come:

  • aramide;
  • poliammide ad alta resistenza;
  • fibra antistatica;
  • fibre rinforzate per aumentare la durata del capo.

Queste combinazioni permettono di ottenere indumenti più performanti, più confortevoli e più resistenti alle condizioni di lavoro più gravose.

Naturalmente tutto questo incide sul prezzo finale.


Quale tessuto dura di più?

Non esiste una risposta valida per tutti gli indumenti.

La durata dipende da moltissimi fattori:

  • qualità del tessuto;
  • utilizzo quotidiano;
  • ambiente di lavoro;
  • manutenzione;
  • rispetto delle istruzioni di lavaggio.

In generale, gli indumenti in Modacrilico sono progettati per mantenere più a lungo le proprie caratteristiche protettive anche dopo numerosi cicli di lavaggio, proprio perché la protezione è parte integrante della fibra.

Anche gli indumenti in Cotone Ignifugo possono garantire ottime prestazioni, purché vengano utilizzati e mantenuti secondo le indicazioni del produttore.


Comfort e traspirabilità

Anche sotto questo aspetto non esiste una risposta assoluta.

Molti lavoratori apprezzano il cotone per la sua naturale morbidezza e traspirabilità.

Negli ultimi anni, però, i produttori hanno sviluppato tessuti in Modacrilico sempre più leggeri, elastici e confortevoli, riducendo notevolmente le differenze rispetto al passato.

Oggi il comfort dipende molto più dalla qualità del tessuto e dalla progettazione dell'indumento che dal semplice tipo di fibra utilizzata.


Attenzione a un errore molto comune

Uno degli errori più diffusi consiste nel valutare un indumento Multinorma esclusivamente in base al materiale.

In realtà sarebbe più corretto considerare l'insieme del prodotto.

Due capi realizzati entrambi in Modacrilico possono offrire prestazioni molto diverse, così come due capi in Cotone Ignifugo possono differire per qualità costruttiva, grammatura, comfort e durata.

Per questo motivo è sempre consigliabile valutare:

  • le certificazioni presenti;
  • la qualità dei materiali;
  • la destinazione d'uso;
  • la reputazione del produttore;
  • la disponibilità della documentazione tecnica.

💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando scegli un indumento Multinorma, non chiederti semplicemente se sia meglio il Modacrilico o il Cotone Ignifugo.

Chiediti piuttosto quale tessuto è più adatto ai rischi presenti nella tua attività e alla frequenza con cui il capo verrà utilizzato.

Prima di scegliere un indumento Multinorma, chiedi sempre al fornitore una semplice informazione:

"Per quanti lavaggi il produttore garantisce il mantenimento delle prestazioni certificate?"

Questa domanda è spesso più importante del prezzo di acquisto. Un capo apparentemente più economico potrebbe richiedere una sostituzione anticipata, mentre un indumento realizzato con fibre tecniche come il Modacrilico può rivelarsi più conveniente nel lungo periodo, soprattutto nelle aziende che utilizzano gli indumenti ogni giorno e li sottopongono a frequenti lavaggi.

La scelta migliore non è quella che costa di più, ma quella realmente adatta al tuo ambiente di lavoro.


CAPITOLO 10

Lavaggio, manutenzione e durata: come conservare le prestazioni di un indumento Multinorma

Addetto di una lavanderia industriale che controlla un indumento Multinorma dopo il lavaggio, verificando etichetta, bande retroriflettenti e stato generale del tessuto per accertarne l'idoneità all'utilizzo.

Molti pensano che acquistare un indumento Multinorma certificato sia sufficiente per essere sempre protetti.

In realtà è solo il primo passo.

Per continuare a garantire le prestazioni previste dalle certificazioni europee, l'indumento deve essere utilizzato, lavato e mantenuto correttamente durante tutto il suo ciclo di vita.

Un lavaggio eseguito nel modo sbagliato, l'utilizzo di prodotti non idonei o una manutenzione trascurata possono compromettere le prestazioni del capo e ridurne la durata.

Per questo motivo i produttori forniscono sempre istruzioni precise che devono essere rispettate.


Perché il lavaggio è così importante?

Durante il normale utilizzo gli indumenti Multinorma sono esposti a:

  • oli e grassi;
  • polveri industriali;
  • sostanze chimiche;
  • residui di saldatura;
  • sporco che può compromettere alcune prestazioni del tessuto.

Un lavaggio corretto non serve soltanto a mantenere pulito l'indumento.

Serve anche a conservarne le caratteristiche protettive e a permettere una corretta ispezione dello stato del capo.


Ogni produttore indica il numero massimo di lavaggi

Un aspetto spesso poco conosciuto riguarda il numero di cicli di lavaggio.

Molti produttori dichiarano nelle istruzioni d'uso o nella documentazione tecnica per quanti lavaggi vengono garantite le prestazioni certificate dell'indumento, a condizione che siano rispettate le modalità di manutenzione previste.

Per questo motivo è importante non limitarsi a confrontare il prezzo di acquisto.

Prima di scegliere un indumento Multinorma è sempre consigliabile verificare anche:

  • il numero di lavaggi dichiarato;
  • le modalità di lavaggio consentite;
  • le eventuali limitazioni indicate dal produttore.

Queste informazioni possono incidere significativamente sul costo reale dell'indumento durante il suo ciclo di vita.


La lavanderia industriale rigenera davvero le caratteristiche del capo?

Questa è una delle convinzioni più diffuse.

La risposta è no.

Una lavanderia industriale qualificata svolge un lavoro fondamentale:

  • rimuove lo sporco;
  • decontamina gli indumenti;
  • esegue controlli visivi;
  • effettua riparazioni quando consentite;
  • sostituisce gli indumenti che non risultano più idonei.

Tuttavia non può ripristinare automaticamente le caratteristiche protettive del tessuto quando queste sono state compromesse dall'usura o quando il capo ha raggiunto il limite previsto dal produttore.

Pensare che ogni lavaggio riporti l'indumento "come nuovo" è un errore che può generare un falso senso di sicurezza.


Quando un indumento deve essere sostituito?

Non esiste una scadenza valida per tutti gli indumenti Multinorma.

La sostituzione dipende da diversi fattori:

  • usura del tessuto;
  • strappi o danni non riparabili;
  • deterioramento delle bande retroriflettenti (se presenti);
  • perdita delle prestazioni dichiarate dal produttore;
  • superamento del numero di lavaggi previsto;
  • esito negativo dei controlli periodici.

Quando il produttore o il servizio di manutenzione stabiliscono che il capo non garantisce più le prestazioni richieste, l'indumento deve essere sostituito.


Attenzione ai lavaggi domestici

Molti lavoratori preferiscono lavare gli indumenti a casa.

Questo è possibile solo se il produttore lo consente espressamente e vengono rispettate tutte le istruzioni riportate sull'etichetta.

L'utilizzo di:

  • candeggina;
  • detergenti aggressivi;
  • temperature troppo elevate;
  • ammorbidenti non compatibili;
  • asciugature non previste;

può compromettere le prestazioni dell'indumento e ridurne la durata.

Per questo motivo è fondamentale seguire sempre le indicazioni del produttore.

Infografica che illustra i principali errori di lavaggio degli indumenti Multinorma, evidenziando le pratiche da evitare per preservare le caratteristiche protettive e la durata del capo.

📘 Nota PWSTORE

Le indicazioni riportate in questa guida hanno carattere informativo. Per ogni indumento Multinorma fanno sempre fede le istruzioni d'uso e di manutenzione fornite dal produttore, insieme alla documentazione tecnica del prodotto.


Un esempio pratico

Immaginiamo due aziende che acquistano lo stesso indumento Multinorma.

La prima segue scrupolosamente le istruzioni di lavaggio, controlla periodicamente i capi e li sostituisce quando necessario.

La seconda utilizza detergenti non idonei, asciuga i capi ad alte temperature e continua a utilizzarli anche quando presentano evidenti segni di usura.

Sebbene entrambe abbiano acquistato lo stesso prodotto, nel tempo il livello di protezione potrebbe risultare molto diverso.


💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando valuti un indumento Multinorma, non considerare solo il prezzo iniziale.

Informati sempre su:

  • il numero di lavaggi garantiti dal produttore;
  • le modalità di manutenzione previste;
  • la disponibilità di un servizio di assistenza o riparazione;
  • i criteri con cui il produttore stabilisce la fine della vita utile del capo.

Un indumento ben mantenuto protegge meglio e può rappresentare un investimento più conveniente nel lungo periodo.

 


CAPITOLO 11

Come scegliere l'indumento Multinorma giusto in base ai rischi presenti sul luogo di lavoro

Dopo aver compreso il significato delle principali certificazioni, arriva il momento della domanda più importante.

Quale indumento Multinorma devo scegliere?

La risposta è semplice:

non esiste un indumento Multinorma adatto a tutti i lavori.

La scelta deve partire sempre dalla valutazione dei rischi (DVR) effettuata dal datore di lavoro, che identifica i pericoli presenti nell'ambiente operativo e definisce quali Dispositivi di Protezione Individuale devono essere utilizzati.

Per questo motivo due aziende appartenenti allo stesso settore possono utilizzare indumenti Multinorma con certificazioni differenti.


Il punto di partenza è sempre la valutazione dei rischi

L'errore più comune consiste nello scegliere un indumento osservando esclusivamente il numero delle certificazioni presenti sull'etichetta.

In realtà non è la quantità delle norme a determinare la scelta, ma la loro coerenza con i rischi realmente presenti.

Indossare un capo con certificazioni non necessarie non aumenta automaticamente il livello di sicurezza e può comportare costi maggiori, maggiore peso o un comfort inferiore senza offrire benefici concreti.

Al contrario, trascurare una certificazione realmente necessaria può esporre il lavoratore a rischi non adeguatamente protetti.


Alcuni esempi pratici

Raffinerie e impianti Oil & Gas

In questi ambienti possono coesistere diversi rischi:

  • calore e fiamma;
  • arco elettrico;
  • cariche elettrostatiche;
  • piccoli schizzi di agenti chimici liquidi;
  • in alcuni casi alta visibilità.

Per questo motivo sono spesso utilizzati indumenti che combinano certificazioni come:

  • EN ISO 11612;
  • EN 1149-5;
  • IEC 61482-2;
  • EN 13034;
  • ed eventualmente EN ISO 20471 quando richiesta.

Industria chimica

Il rischio principale può essere rappresentato dalla presenza di sostanze chimiche, ma non è l'unico.

Anche in questo caso la scelta dell'indumento dipende dalle lavorazioni svolte e dalla valutazione dei rischi.


Saldatura e carpenteria metallica

Chi esegue operazioni di saldatura necessita normalmente della certificazione EN ISO 11611, spesso associata anche alla EN ISO 11612 quando è presente un'esposizione significativa al calore e alla fiamma.


Settore elettrico

Gli operatori che lavorano su impianti elettrici possono necessitare della protezione contro gli effetti termici dell'arco elettrico prevista dalla IEC 61482-2, oltre ad altre certificazioni in funzione dell'attività svolta.


Più certificazioni non significa automaticamente più sicurezza

Molti pensano che un capo con sette certificazioni sia sempre migliore di uno che ne possiede quattro.

Non è così.

La sicurezza deriva dalla corretta corrispondenza tra il rischio presente e la protezione offerta dall'indumento.

Un capo con certificazioni non necessarie non rende il lavoratore più sicuro.

Al contrario, scegliere un indumento specifico per i rischi individuati nel DVR rappresenta la soluzione più efficace, sia dal punto di vista della sicurezza sia da quello economico.


Affidarsi a fornitori competenti fa la differenza

La scelta dell'abbigliamento Multinorma non dovrebbe basarsi esclusivamente sul prezzo o sull'aspetto estetico del capo.

Un fornitore specializzato è in grado di:

  • interpretare le certificazioni;
  • aiutare a comprendere le differenze tra i vari tessuti;
  • fornire la documentazione tecnica;
  • supportare l'azienda nella scelta dell'indumento più adatto alle reali esigenze operative.

💡 Il consiglio dell'esperto PWSTORE

Quando acquisti un indumento Multinorma, non chiedere semplicemente "Qual è il migliore?".

La domanda corretta è:

"Quali rischi deve affrontare il lavoratore e quali certificazioni sono realmente necessarie?"

È questa la domanda che permette di scegliere un indumento adeguato, evitando sia protezioni insufficienti sia costi inutili.



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